{"id":8897,"date":"2026-10-30T09:11:26","date_gmt":"2026-10-30T08:11:26","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.besharp.it\/?p=8897"},"modified":"2026-10-30T09:13:50","modified_gmt":"2026-10-30T08:13:50","slug":"infrastrutture-da-incubo-episodio-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.besharp.it\/it\/infrastrutture-da-incubo-episodio-5\/","title":{"rendered":"Infrastrutture da Incubo – Episodio 5"},"content":{"rendered":"\n


Bentornati, cari amanti dell’horror. Se seguite questa serie, conoscete gi\u00e0 il rito: una volta all’anno si apre la cripta, si rispolverano gli incidenti raccolti durante l’anno e si racconta cosa \u00e8 andato storto, senza puntare il dito contro nessuno. Il contesto e il tempo spiegano molte decisioni sbagliate. Purtroppo, per\u00f2, queste scusanti non rendono il billing pi\u00f9 leggero.<\/p>\n\n\n\n

Questo \u00e8 l’episodio 5, se vi siete persi i precedenti, vi consigliamo di partire dall’episodio 1<\/a>, dall’episodio 2<\/a>, dall’episodio 3<\/a> e dall’episodio 4<\/a>. <\/p>\n\n\n\n

Mettetevi comodi e tenete un account break-glass a portata di mano: si comincia!<\/p>\n\n\n\n

Non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita<\/h2>\n\n\n
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\"\u201cNon
\u201cNon si pu\u00f2 uscire da qui!”
Worth, Cube (1997)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n

In Cube<\/em>, alcune persone si risvegliano in un labirinto di stanze, dove ogni porta sembra un’uscita (ma non lo \u00e8). La nostra storia inizia in modo analogo: un’AWS Organization bloccata, senza possibilit\u00e0 di accedervi da nessuna porta.<\/p>\n\n\n\n

In questo caso, tutte le scelte erano corrette: IAM Identity Center federato con Microsoft Entra ID, per consentire alle persone di accedere con la propria identit\u00e0 aziendale e ottenere i permission set corretti. <\/p>\n\n\n\n

N\u00e9 il root user n\u00e9 il management account erano in uso, ed \u00e8 stato creato anche un utente breaking-glass con un hardware MFA token, nel caso in cui un giorno fosse necessario.<\/p>\n\n\n\n

Un giorno \u00e8 scaduto il certificato della federation perch\u00e9 nessuno controllava la mailbox con gli avvisi della health dashboard, e nessuno aveva impostato un allarme sulla scadenza, quindi una mattina la federation ha semplicemente smesso di funzionare e nessun poteva accedere, rendendo quindi necessario mettere in pratica la teoria. La porta di accesso normale non esisteva pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n

La prima scelta \u00e8 stata utilizzare il root user del management account, scoprendo che porta era bloccata, a causa della two factor legata a un numero di telefono gestito centralino VoIP, dismesso all’inizio di quello stesso anno. I codici che sarebbero dovuti arrivare da qualche parte non sarebbero mai potuti arrivare.<\/p>\n\n\n\n

Restava l’opzione dell’utente breaking-glass: le credenziali erano salvate nel password manager aziendale. L’unico problema era che la persona che aveva l\u2019unico token fisico per il secondo fattore era in vacanza, ed il token era rimasto a casa, separato da un costoso volo di 10 ore per rientrare, con nessun altra persona che potesse accedervi. <\/p>\n\n\n\n

Risultato: circa una settimana senza accessi fuori. Business e servizi hanno continuato a funzionare normalmente e, per fortuna, in quel periodo non ci sono stati incidenti n\u00e9 downtime.<\/p>\n\n\n\n

Per favore, non pensate che “la federation \u00e8 sbagliata”:  occorre tenere presente che il percorso di recovery fa parte del design di una landing zone. Inoltre, una email non \u00e8 un sistema valido di monitoring per i certificati in scadenza, e non occorre dipendere da una sola persona o da sistemi esterni per l’MFA. <\/p>\n\n\n\n

E, per favore, testate il percorso di recovery,, come dovreste fare con i backup (lo state facendo, giusto?), perch\u00e9 un restore riuscito \u00e8 l’unica prova che tutto andr\u00e0 bene quando ne avrete bisogno.<\/p>\n\n\n\n

Nel film, Worth aveva ragione su una cosa: se non progettate una via d’uscita, da qui non si esce.<\/p>\n\n\n\n

Non si ferma<\/h2>\n\n\n
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\"\u201cMi
\u201cMi dispiace\u2026 non si fermer\u00e0”
Samara, The Ring (2002)<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n

La storia la ricordate: la videocassetta deve continuare a circolare, e  se la guardate, l’unico modo per sopravvivere \u00e8 farne una copia e passarla a qualcun altro.<\/p>\n\n\n\n

Ci siamo trovati ad analizzare un’integrazione tra una software house e un sistema di terze parti; sulla carta era un pattern classico: i sistemi si scambiavano messaggi su un bus, con dei webhook a chiudere il cerchio a elaborazione terminata; insomma un caso da manuale di comunicazione asincrona, di cui tutti erano contenti.<\/p>\n\n\n\n

Dopo qualche tempo, si \u00e8 scoperto che il lavoro svolto dal sistema di terze parti era questo: <\/p>\n\n\n\n